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giovedì 27 giugno 2013

La Buona Annata's History Channel: Jarry / Miniature

"Il signor Alfred Jarry?"
"A metà del terzo."
La risposta della portinaia mi stupì. Salii da Alfred Jarry, che effettivamente abitava a metà del terzo piano. I piani della casa erano parsi al proprietario troppo alti di soffitto e li aveva dimezzati. Quella casa, che esiste ancora, è riuscita ad avere in questo modo una quindicina di piani, ma, non essendo, in definitiva, più alta delle altre case del quartiere, non è che una riduzione di grattacielo.
Del resto, le riduzioni abbondavano nella casa di Alfred Jarry. Quella metà di terzo piano non era che una riduzione di piano, dove, in piedi, l'inquilino si sentiva a suo agio, ma io, più alto di lui, ero obbligato a curvarmi. Il letto era una riduzione di letto, cioè un giaciglio: i letti bassi sono di moda, mi disse Jarry. La scrivania era una riduzione di scrivania, poiché Jarry scriveva coricato, ventre a terra, sul pavimento. La mobilia era una riduzione di mobilia ed era costituita soltanto da un letto. Al muro era appesa una riduzione di quadro. Era un ritratto di Jarry di cui ne aveva bruciato gran parte, non lasciando intatta che la testa simile al Balzac d'una certa litografia che so io. La biblioteca era una riduzione di biblioteca, ed è dire molto. Si componeva d'un'edizione popolare di Rabelais e di due o tre volumi della Bibliothèque rose. Sul camino di drizzava un grande fallo di pietra, lavoro giapponese, dono di Félicien Rops a Jarry, che aveva il prepuzio più grande del naturale e che se ne stava sempre coperto da una berretta di velluto viola, dal giorno in cui l'esotico monolito aveva spaventato una letterata già tutta ansante per essere salita alla metà del terzo piano e disorientata da questa grande chasublerie senza mobili.
"E' un calco?" aveva chiesto la signora.
"No" rispose Jarry, "è una riduzione."

(Gli anni Apollinaire. A cura di Pasquale A. Jannini, Mazzotta, 1972)





lunedì 17 giugno 2013

La Buona Annata's History Channel: Lord Franklin

Tragica fu la carriera di sir John Franklin, ufficiale della marina di S.M. britannica, esploratore polare.
Partecipò in sottordine a una spedizione, ne comandò tre. Per poco la seconda delle quattro non finì in disastro totale; il disastro totale coronò l'ultima: le navi Erebus e Terror (nomi profetici!) con le quali partì nel 1845 dall'Inghilterra alla ricerca del Passaggio di nord-ovest andarono perdute, tutti i 134 membri della spedizione perirono.
Franklin pubblicò il racconto delle prime tre esplorazioni, ma non quello della quarta, perché nel 1847 morì, all'età di 61 anni, mentre l'Erebus e la Terror erano già da due anni prigioniere dei ghiacci; e pare che sia stata la sua morte a segnare il tracollo dell'impresa.
Nel 1887, a Kristiania, un ragazzo quindicenne sta leggendo le relazioni di Franklin. Kristiania è la capitale della Norvegia, e la Norvegia è unita alla Svezia dalla quale si separerà nel 1905; Kristiania nel 1925 riprenderà il suo primitivo nome di Oslo.
Le narrazioni di Franklin impressionano profondamente l'adolescente, e ciò che più lo colpisce, che l'affascina, che l'attrae, sono i pericoli affrontati, le sofferenze sopportate. Clima freddissimo, notti eterne, giorni senza fine, marce senza speranza portate avanti trascinandosi nella neve e sul ghiaccio, con gli indumenti a pezzi, senza più combustibile e senza più viveri, bruciando le canoe per riscaldarsi, per cuocere ciò di cui si cibano: lichene raccolto sotto la neve, ossa trovate in accampamenti abbandonati dagli indiani, pezzi di cuoio, carne putrefatta avanzo di pasti di lupi.
Molti componenti di quelle squadre che procedono senza più forza e quasi senza più volontà non giungono alla meta, e solo chi è d'animo virile e generoso, chi è spiritualmente sano, sopporta le sofferenze fino alla fine e fino alla fine sostiene e assiste i compagni; mentre i violenti, gli egoisti, coloro che sono accecati dalla decisione di sopravvivere a ogni costo, arrivano talvolta all'omicidio, al cannibalismo.
Quel giovane, che sta rivivendo le avventure di sir John Franklin, è Roald Engelbert Amundsen, e su di lui l'impressione di quelle letture non è passeggiera: promette a se stesso che farà l'esploratore, e manterrà la promessa. Diverrà un esploratore, e quale esploratore!

(Felice Trojani, R.E. Amundsen. L'eroe dei ghiacci polari, Mursia, 1971)




We were homeward bound one night on the deep
Swinging in my hammock I fell asleep
I dreamed a dream and I thought it true
Concerning Franklin and his gallant crew
With a hundred seamen he sailed away
To the frozen ocean in the month of May
To seek a passage around the pole
Where we poor sailors do sometimes go.
Through cruel hardships they vainly strove
Their ships on mountains of ice were drove
Only the Eskimo with his skin canoe
Was the only one that ever came through
In Baffin's Bay where the whale fish blow
The fate of Franklin no man may know
The fate of Franklin no tongue can tell
Lord Franklin alone with his sailors do dwell
And now my burden it gives me pain
For my long-lost Franklin I would cross the main
Ten thousand pounds I would freely give
To know on earth, that my Franklin do live.




martedì 11 giugno 2013

A Passionate Journey

I B Shops for the Poor nascono nel 1983 come duo dedito all'improvvisazione per iniziativa di David Petts e Jon Dobie. Con una formazione allargata esordiscono solo nel 1989 per i tipi della No Wave che da allora in poi pubblicherà tutte le loro realizzazioni. Le coordinate del gruppo sono chiarite al meglio nel secondo album, Visions & Blueprints, grazie anche alla presenza del maestro Peter Brotzmann: improvvisazione radicale e dissezione della forma canzone, citazioni colte e foschissime atmosfere di matrice Rock in Opposition. I frequenti riferimenti a Brecht (ma anche a Queneau e ai surrealisti) li apparentano agli Art Bears e ad alcune prove soliste di Dagmar Krause, così come una sobria eleganza sul palco unita alla passione per gli strumenti vintage (theremin e sintetizzatori, più marcata nei successivi Remote Viewers) e le avanguardie storiche può ricordare gli Stereolab. Meno sporchi dei Blurt, per fare un nome emblematico, i B Shops sono anche un po' eredi di quel free jazz punk inglese che anni or sono raccoglieva l'autorevole disapprovazione di un italico maestro di pensiero con la data di scadenza. Nel 1998 il gruppo rinasce, come accennato, nella forma dei Remote Viewers e inizia una lunga collaborazione con la prestigiosa Leo Lab di Leo Feigin. Il loro ultimo disco, City of Nets, risale giusto allo scorso anno, questa volta per un'etichetta altrettanto importante come la ReR Megacorp di Chris Cutler. Se siete alla ricerca di un centro di gravità permanente La Buona Annata è il luogo che fa per voi. 


Recorded Live in Austria, Switzerland and Hungary, April - May 1995

1 - Higher Hunger
2 - Fifth Aspect
3 - The Sun in the Building
4 - Born of State Air
5 - Mining the Meaning
6 - The Official Response
7 - Welcome Shadow
8 - Widening Gaps
9 - Charm Offensive
10 - Held by Rooms
11 - Locked
12 - Planned Release
13 - Changing the Wheel / Different
14 - Shifting Laws

Jon Dobie:   guitar
John Edwards:   acoustic bass
Adrian Northover:   alto, soprano saxophones
David Petts:   tenor saxophone, computing
Louise Petts:   voice, alto saxophone

Music by Davis Petts
Lyrics by Louise Petts
Except Changing the Wheel (B. Brecht) and Different (C. Parsons)





sabato 8 giugno 2013

La sigla del sadico esperto

Una delle cose belle di questo mondo è che c'è in giro gente capace di tutto. Nel nostro caso tre tipacci belgi che mettono su un gruppo dal nome inglese col quale incidono un secondo album dall'incomprensibile titolo italiano, registrato ad Amsterdam e prodotto da un geniale radical chic newyorchese che lo pubblica per la succursale europea della propria etichetta in una bella confezione cartonata con un'immagine di copertina tratta da un film di Aki Kaurismaki. Tiriamo il fiato e procediamo con ordine. Il gruppo si chiama Perverted by Desire ed è ancora in attività come Perverted. La sigla del sadico esperto rappresenta il primo capitolo della collaborazione con Kramer che produrrà anche il loro terzo e ultimo lavoro e successivamente ben tre dischi dei Perverted. Kramer, oltre che frenetico musicista e produttore, fu anche il fondatore della indimenticabile Shimmy Disc la cui testa di ponte nel vecchio continente si trovava proprio ad Amsterdam. Il fotogramma di copertina è tratto dal film Ariel del 1988, capitolo di mezzo di quella che è conosciuta come Trilogia dei perdenti, con Ombre nel paradiso del 1986 e La fiammiferaia del 1990. Una struggente ballata folk-punk come Mind me non sfigurerebbe in un'opera del regista finlandese. E la musica? Urticante, malinconica, alcolica, surreale (I'm in love with Anu K but she doesn't come my way l'incipit di Silence). Se non apprezzate questa roba vi meritate i Baustelle.




Produced by Kramer
Engineered & Sequenced by Dolf

 1 - Intro
 2 - Kneedeep in Shit
 3 - Solitude
 4 - Madam of the Mansion
 5 - Winter
 6 - Smile
 7 - Mind Me
 8 - Here Come the Dead Horses
 9 - La Sigla / Babylon # 1 & 2
10 - Silence
11 - Kerosene
12 - Pawawawa
13 - All Dressed Down...
14 - Schwester in Dortmund
15 - 26 Now
16 - Pilvivarit
17 - 15 September

Genis Ugly:   guitar, vocals, tapes, sampler, czech flute
Bo Lemaitre:   bass, vocals, guitar, tapes
K. ReL:   guitar, keyboards, vocals

Guy Andriaensen:   slide guitar
Dolf Koeienverhuur:   demolition guitar, balalaika, esim etihw elttil 
Aad:   accordion
Kali Mbangu:   voice
Jankka Matilainen:   acoustic guitar, voice
Anne Kahelin:   vocals
Ahmed al-Massoef:   drums